di Carmen Innocenti

Induzione: se la conosci la eviti

Una delle procedure diventate più comuni e accettate in travaglio è l’induzione, vediamo di cosa si tratta.

Come hai vissuto la gravidanza? Se sei fortunata, non hai sperimentato nessuno dei sintomi fastidiosi dei quali le tue amiche ti avevano parlato, ti sei sentita una meraviglia…una sovrumana Dea della Fecondità. Oppure i tuoi nove mesi sono stati un calvario, e come una specie di fantoccio nelle mani di un burattinaio (Dio, la Natura, gli Spiriti bambini o qualche altra entità esterna), ti è sembrato di aver perso il controllo sul tuo corpo e sulle sue funzioni.

Molto più probabilmente, ti troverai da qualche parte a metà strada fra questi due poli opposti.

In ogni caso, quando la famigerata quarantesima settimana si avvicina è facile sentirsi stressata, appesantita e stanca. Ti potrebbe essere difficile trovare una posizione comoda per dormire, che non implichi l’uso indiscriminato di cuscini e supporti vari. Sposta di qua, sposta di là, sollevati per prendere fiato e poi sdraiati di nuovo e rantola per un’altra mezz’ora prima di riprendere sonno, per poi risvegliarti di nuovo con la schiena a pezzi: questa non è certamente la ricetta per una notte tranquilla di sogni d’oro e di maternità.

Se poi a questo si aggiungono altri inconvenienti poco glamour della gravidanza, come i piedi e le mani gonfie, le emorroidi, le difficoltà digestive, la fatica di muoversi e il contorsionismo per la vestizione giornaliera, si può ben comprendere come tu possa anelare all’inizio delle contrazioni del parto come alla liberazione da una prigione.

E anche se hai sostenuto per otto mesi e mezzo di non voler intervenire nel decorso del travaglio, allo scoccare del nono mese potresti avere una conversione miracolosa, e desiderare di “dare un aiutino” alla Natura. Non puoi più aspettare, e in fondo lo fanno tutti, che male può fare, l’induzione di travaglio?

Questo aiutino può arrivare sotto forma di un gel topico contenente prostaglandine, oppure di una flebo di ossitocina sintetica, o col famoso palloncino: di solito l’induzione viene suggerita dal medico in base ad alcune considerazioni, alcune volte valide, molto spesso determinate da pura convenienza e routine ospedaliera. Anche la rottura artificiale delle acque e lo scollamento delle membrane sono forme di induzione, con rischi e conseguenze, specialmente se alcune pre-condizioni fisiche del travaglio non sussistano (vedi oltre).

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Le condizioni per le quali sussiste statisticamente un beneficio in termini di salute per madre e bambino nel praticare l’induzione di parto, pur se minime, 

  1. Gravidanza oltre le 42 settimane. Come ho scritto nel mio articolo sulla data presunta parto, la gravidanza non ha una data di scadenza. Detto questo, i dati indicano che ogni 369 donne indotte fra la 41esima e la 42esima settimana di gestazione, 1 morte perinatale può essere evitata. L’induzione però non è esente da rischi, anche gravi, dunque:
    1. Ricorda: la gravidanza non diviene automaticamente “a rischio”, passata la 40esima settimana; questo non è scientificamente corretto.
    2. Opzione: seguire la gravidanza con maggiori controlli allo scadere della 41esima settimana.
  2. Rottura spontanea delle membrane a termine (37-42 settimane): il rischio di infezione per la madre o di ricovero del bambino in neonatologia intensiva è leggermente ridotto con un’induzione immediata alla rottura spontanea delle acque.
    1. Ricorda: riducendo il numero di esaminazioni ginecologiche della madre si riduce anche il rischio di infezioni.
    2. Opzione: Evitare di controllare frequentemente la dilatazione della cervice e aspettare da 24 a 72 ore prima di indurre.
  3. Pressione alta (ipertensione gravidica): questa, che sia o meno associata alla presenza di proteine nelle urine (in tal caso si chiama preeclampsia), è una condizione di rischio importante, poiché l’afflusso di ossigeno al bambino è compromessa, con effetti negativi sulla salute del nascituro. Anche in questo caso le differenze fra benefici e costi sono minime.
    1. Opzione: aspettare  le 38 settimane prima di procedere con l’induzione; questo porta a risultati maggiormente positivi e minori rischi.

Sarai stupita, ma in questo elenco non figura la dimensione del feto, la bassa crescita fetale, la bassa quantità di liquido amniotico, e neanche le vacanze del medico che deve assistere al parto. Nessuna di queste è una ragione sufficiente per indurre, anche perché l’induzione non è semplicemente un aiutino, ma va ad alterare un processo naturale, creando diversi fattori di rischio.

L’induzione è raramente necessaria

“Indurre il travaglio significa far fare al tuo corpo/bambino qualcosa che non è pronto a fare. (…) Accettando l’induzione, stai dicendo che tu o il tuo bambino siete in pericolo se la gravidanza continua. Un travaglio indotto non è un travaglio fisiologico, e tu e il tuo bambino sarete trattati come ad alto rischio – perché lo siete”  — Dr. Rachel Reed 

Statisticamente, con un parto indotto hai una percentuale 6 volte maggiore che il tuo parto finisca in un cesareo di emergenza, e un alto rischio di subire un parto strumentale.

La Natura non ci ha predisposto a produrre da zero un essere umano per dotarci poi di un sistema difettato e pigro di mettere al mondo, un sistema che dobbiamo aggiustare.

All’induzione segue un travaglio non naturale. Ecco i rischi:

  • La durata, frequenza e intensità delle contrazioni, sono mediamente più intense che in un travaglio non indotto, per questo la richiesta di analgesia è maggiore quando il parto è indotto.
  • Così lo è la frequenza delle complicazioni, come difficoltà respiratorie nel feto, che necessitano di intervento: ventosa, episiotomia, manovra di Kristeller e taglio cesareo. Anche l’ammissione del neonato in terapia intensiva è maggiore quando il travaglio è indotto.
  • L’ossitocina naturale è diversa da quella sintetica, in primo luogo perché quest’ultima va all’utero, ma non arriva al cervello, come invece fa quella naturale, e non gli suggerisce di liberare le endorfine, sostanze simil-oppiacee che riducono la percezione del dolore in travaglio (in questo articolo spiego la funzione degli ormoni e neurotrasmettitori in travaglio).
  • Le contrazioni naturali sono meno rischiose per il bambino, e progrediscono in onde, che vanno e vengono, mentre quelle indotte artificialmente sono continue, e la loro progressione raramente fornisce tempi di riposo, come invece solitamente fa un travaglio normale.
  • Con l’induzione la donna viene monitorata costantemente, potendosi muovere poco e dunque rischiando di avere un parto più doloroso (il movimento e la libertà di posizione sono un grande aiuto in travaglio), e di avere l’intravenosa e il monitoraggio per tutto il tempo.
  • Nonostante sia utilizzata per velocizzare il travaglio, l’induzione spesso ottiene l’effetto opposto, per una combinazione di fattori psicologici e fisiologici: con il catetere, l’endovenosa, il monitoraggio attaccato la mamma è meno autonoma, più dipendente, e anche più impaurita, a tutto svantaggio di quel lavoro istintivo e sincronizzato che corpo e mente fanno, come spiego qui.

In condizioni normali sono diversi i cambiamenti che avvengono nel tuo corpo per preparare te e il tuo bambino alla nascita.

  1. la testa del bambino scende nel canale del parto,
  2. la cervice si porta in posizione anteriore,
  3. si ammorbidisce,
  4. si accorcia
  5. si apre con l’aiuto delle contrazioni

Alcune di queste trasformazioni avvengono prima del travaglio, altre con l’inizio del travaglio. L’induzione, fatta quando nessuna di queste condizioni sussista rischia di fallire, e di causare maggiori interventi, come ho descritto qui sopra.

Se invece alcune o tutte queste condizioni sussistono (questo viene misurato con il punteggio di Bishop), l’induzione ha maggiore probabilità di avere successo (i.e. minore durata del travaglio, anche se di pochissimo), anche se rimangono tutte le criticità di cui sopra.

Lo sapevi che è il cervello del bambino a lanciare il segnale neurale al quale il tuo cervello risponde dando inizio al travaglio?

Bypassare questo importante meccanismo significa rischiare di affrettare un processo, ma soprattutto di far nascere un bambino prematuro. Una gran parte dello sviluppo del bambino in utero avviene infatti nelle ultime settimane, dunque avere fiducia nel proprio bambino e nella sua “competenza” naturale è alla base di una buona esperienza di parto, per tutti e due.

Cosa fare?

Se ritieni che i rischi dell’induzione siano ben bilanciati con i benefici, accetta l’induzione con serenità. La tua tranquillità è una componente fondamentale per una buona esperienza di parto, dunque devi, come si dice, “fare quello che ti senti”.

induzione
Una donna in travaglio raggiunge la sua massima potenza e vulnerabilità. Ma qualsiasi donna che abbia partorito senza interferenze capisce che siamo più forti di quanto possiamo immaginare. ~ Marcie Macari

Se invece hai dei dubbi, leggi ed informati, parla con un’ostetrica o un differente medico. Raccogli i fatti e i dati relativi all’importanza di lasciare che il bambino cresca in utero nelle ultime settimane di gravidanza, al rischio di prematurità e complicazioni, prima di prendere una decisione.

Se non hai contrazioni evidenti, chiedi di sapere se e quali degli aspetti sopra elencati (posizionamento della testa nel canale di parto, e cambiamenti della cervice) sussistono nel tuo caso, prima di accettare l’induzione.

Se il tuo travaglio rallenta o si ferma, lo staff ospedaliero potrebbe suggerire l’induzione per “far procedere” il travaglio: ricorda che, in assenza di sofferenza fetale, non c’è necessità di procedere con un’induzione.

Spesso il trasferimento stesso, da casa all’ospedale, può causare una riduzione delle contrazioni, che riprendono appena la donna ritrova un suo ritmo e una condizione di comfort e fiducia in se stessa e nel suo bambino. Anche in questo caso, più che dell’intervento medico, c’è bisogno di sostegno emotivo, bisogna aiutare in ogni modo la mamma a rilassarsi.

E ricorda che, a meno che non si tratti di vera emergenza medica, tu hai la facoltà di scegliere e decidere, in base al principio del consenso informato. Nessuna procedura medica può essere effettuata senza il tuo consenso, dunque premurati di ricevere tutte le informazioni necessarie per poter prendere una decisione consapevole. L’autorità del medico non basta, ti servono i fatti.

Chiedi al medico quali rischi tu e il tuo bambino correte qualora l’induzione non venga fatta, e chiedi quali sono i benefici e i rischi dell’induzione. Chiedi poi quali alternative vi sono all’induzione (per esempio monitoraggi più frequenti, non-stress test) e aspetta fino alla 42 settimana prima di accettare un’induzione.

La gravidanza non è una malattia, è un processo fisiologico. Tu non sei un caso medico o una routine ospedaliera, sei una donna che sta per partorire.

Se hai un travaglio indotto, potresti avere maggiore bisogno di aiuto da parte del tuo partner e magari anche da parte di un’ostetrica, doula, sorella o amica. Leggi qui alcuni suggerimenti per aiutarti in travaglio.

Ricorda: Avere un travaglio indotto non vuole dire non poter avere un’esperienza di parto positiva.

Nonostante tanti sarebbero gli approfondimenti su questo argomento, alcuni dei quali non mancherò di trattare, ti lascio con questo video, brevissimo, il cui link alla clip completa si trova nelle note qui sotto. Il famoso perinatologo, scomparso recentemente, Marsden Wagner, parla proprio dell’induzione.

Risorse utili:

(con Google puoi settare internet in modo che traduca in automatico ogni pagina in italiano)

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